IL MIO PERCORSO
“La scultura è evasione dalla realtà, da un mondo fatto di tempi e scadenze: quando creo sono libero, sono nel mio mondo, dentro a un sogno, in una dimensione solo mia.”
Nicola Giacomello, Mirano (VE), classe 1989. Da sempre portato per le materie artistiche, ho iniziato a toccare la materia nei laboratori dell’Istituto d’Arte Pietro Selvatico di Padova, dove ho conseguito il diploma di maturità nell’indirizzo “Scultura”.
Prima tra i banchi di scuola, poi nel tempo libero, sentivo il bisogno di esprimermi attraverso questa meravigliosa forma d’arte. La mia era un’urgenza: volevo sperimentare e approfondire determinate tecniche per conto mio per vedere se da me poteva realmente nascere qualcosa di interessante.
Non sempre i genitori ti appoggiano nelle tue decisioni, ma solamente perché per te vogliono il meglio. Se da un lato non avevo l’approvazione di mio padre, dall’altro è anche da lui che ho imparato, osservandolo mentre restaurava mobili e prendendo in prestito i suoi strumenti e i suoi spazi.
Finita la scuola mi mancava molto avere qualcuno con più esperienza di me con cui confrontarmi, così ho chiesto al mio Professore – che faceva lo scultore in proprio – se potevo andare in bottega da lui per osservarlo e, magari, aiutarlo. Avevo paura di disturbare o che nascessero gelosie. Quando è della tua arte che si parla, talvolta non vuoi svelare agli altri le tue tecniche.
Con lui non è stato così: forse in me ha visto una curiosità che pochi altri studenti mostravano e mi ha accolto molto volentieri. Grazie a lui ho ampliato le mie conoscenze: mentre lo aiutavo, io apprendevo e mi appassionavo sempre di più alla scultura.
Al tempo, per mantenermi, facevo lavori che non c’entravano niente con l’arte, così le dedicavo corpo e spirito solamente la sera e durante i weekend. Sperimentavo con la materia, assemblavo e smontavo, spesso gettavo le mie opere perché ancora non rispecchiavano ciò che volevo rappresentare.
Quando ho iniziato a essere più vicino al risultato desiderato, non ho cercato i critici d’arte, ma sono andato dal mio Professore: per me contava il suo giudizio. Davanti a lui, sotto al suo occhio critico, ho avuto le prime conferme. Era orgoglioso di me e io iniziavo a credere per davvero di aver trovato la mia strada.
Era giunto il momento di vedere come il pubblico avrebbe accolto le mie opere. Ho iniziato a esporre nelle piccole realtà di paese, manifestazioni ed eventi a tema artistico. Grazie al passaparola ho iniziato a farmi conoscere. Ho partecipato a mostre e concorsi portando a casa premi e riconoscimenti. Arte Padova è stata la mia prima esposizione davvero importante e anche la mia prima vendita consistente: una fusione in bronzo.
Ho continuato a esporre presentando le mie prime opere a fiere e mostre di settore ottenendo la riconferma, anche a livello economico, che quello che facevo piaceva alle persone.
Quello della scultura è un terreno instabile. Può succedere che per mesi non hai un secondo libero, poi all’improvviso ti ritrovi senza commissioni o con la creatività in stallo. Forse è da questo che cercavano di proteggermi i miei genitori, ma se avessi dato retta a quelle voci non sarei neanche partito: ho perseverato e sono andato avanti.
A chi mi chiede cosa serve per fare lo scultore rispondo che oltre alla passione e alla manualità, al bisogno di esprimersi e all’amore incondizionato per le sfide, serve una filosofia di pensiero talmente forte da volerla esprimere.
Serve tenacia perché spesso ti scontri con difficoltà tecniche o con le dure critiche di un pubblico pronto a giudicarti.
Serve determinazione psicologica, una mente forte per affrontare le sfide… perché quando le si vince non c’è soddisfazione più grande di quella che deriva dal vivere di ciò che si ama.