LABORATORIO
“Tutto quello che ho vissuto mi ha influenzato e ha contribuito a forgiare la mia personalità…quando scolpisco la materia, inconsciamente, lo trasmetto nelle mie opere.”
Quando una mia opera prende forma, prima nella mia mente poi nella materia, non so mai con certezza qual è stato l’input, forse semplicemente la vita. Non ci sono artisti da cui traggo particolare ispirazione, anche se volente o nolente, ci si contamina a vicenda in un arricchimento reciproco: osservando gli altri, le loro idee possono fondersi con le tue e far nascere qualcosa di nuovo, innovativo e inaspettato.
Cosa voglio comunicare? Generalmente è questo il punto di partenza e si intreccia alle esperienze della mia vita. Le mie sculture sono sempre figurative, mi piace scoprire le potenzialità espressive del corpo umano.
Diversamente da altri scultori, non disegno: ciò che realizzo lo immagino pian piano dentro di me. Inizio così una lunga ricerca artistica volta a comprendere quali simbolismi voglio raccontare e quali emozioni miro a trasmettere. Di getto realizzo un piccolo bozzetto in scala per visualizzare meglio quella che sarà l’opera finita. In questa fase ragiono e considero le prospettive, le linee di forza e la dinamicità della scultura.
Quando l’opera definitiva inizia a prendere forma lo fa grazie agli scheletri in ferro che costruisco: comincio a saldarli tra loro in base alla figura che desidero ottenere. Quando sono soddisfatto della posizione, rivesto la struttura in ferro con l’argilla, rielaborando più volte la forma fino al momento in cui mi sento soddisfatto. Successivamente, eseguo un calco in gesso per ottenere il modello definitivo. Inizio contemporaneamente a pensare ai materiali per la mia opera. Nel caso del marmo, per esempio, eseguo la trasposizione della figura attraverso il metodo del trasporto dei punti utilizzato fin dai tempi del Canova.
La vera sfida è coniugare i limiti tecnici della materia con l’aspetto artistico. Volumi, chiaroscuri, ombre e luci sono fondamentali.